Quando un gatto prova stress, la prima reazione che manifesta è l’evitamento, ovvero il tentativo di non esprimere un comportamento aggressivo. Ma se il nostro gatto ci graffia e morde, siamo già arrivati allo scontro, forse ignorando i segni di manifestazione del disagio: corpo rigido, orecchie tirate all’indietro, miagolio gutturale, soffi, agitazione della coda. Per comprendere le cause che portano il nostro gatto a manifestare comportamenti aggressivi, è bene innanzitutto escludere problematiche veterinarie, come:

Aggressività da gioco. I comportamenti aggressivi mostrati durante il gioco sono naturali, più frequenti nei gatti giovani, e possono ridursi con l’avanzare dell’età. È importante non inibire questi comportamenti, ma direzionarli in maniera appropriata, avvalendosi di un’attività funzionale: utilizzare giochi che stimolano l’espressione del comportamento di agguato, ad esempio che possano essere mossi con una corda o elettrici, evitando di ingaggiare il gatto in giochi fisici che coinvolgano le nostre mani e i polsi. Qualora il gatto ci graffiasse e mordesse, evitare di punirlo ma ridirezionare la sua attenzione verso un gioco. Se il nostro amico a 4 zampe perde l’interesse, è possibile pensare di sostituire i giochi per un certo periodo di tempo con alcuni nuovi. Per gatti particolarmente energici e giocosi, è possibile pensare di introdurre un altro gatto di età e temperamento simili, con la massima attenzione nelle fasi di inserimento!

Aggressività da paura. Quando il nostro gatto percepisce uno stimolo come una minaccia (ad esempio una carezza, il guardare fisso negli occhi oppure un forte rumore) può esprimere una forma di aggressività, detta difensiva, mordendoci o graffiandoci. Il primo passo è identificare la natura e l’intensità dello stimolo che causa questa reazione. Si può procedere eliminando lo stimolo oppure insegnando con pazienza al gatto ad avvicinarsi se chiamato e rimanere seduto accanto a noi dandogli una ricompensa.

Aggressività territoriale. I gatti sono animali territoriali, e l’introduzione ad esempio di un nuovo gatto in famiglia può spesso provocare reazioni aggressive che sfociano in veri e propri scontri. I confini del territorio sono assolutamente soggettivi, con individui che proteggono una sola stanza e altri che li estendono all’intera casa. La vittima dell’aggressività territoriale è nella maggior parte dei casi un altro gatto di casa, ma può essere anche verso un cane, una persona o un bambino. È importante sottolineare che anche i gatti che vivono da soli in casa possono manifestare aggressività territoriale, quando ad esempio vedono e sentono dalla finestra o dal giardino altri gatti “estranei”. Questo tipo di gatto approccia l’individuo percepito come minaccia, miagola in modo gutturale e soffia, attacca con le zampe anteriori e morde, anche se lo stimolo resta immobile. In casi come questi, è bene ridurre l’esposizione allo stimolo percepito come invasore, se necessario dividendo gli spazi di casa per evitare scontri, e procedere con la rieducazione all’accettazione del nuovo arrivato, in maniera graduale fino a che il gatto percepisca il nuovo elemento come parte del suo gruppo sociale.

Francesca Costanzo

Francesca Costanzo

Veterinario

Da oltre 10 anni si occupa con passione di medicina interna e chirurgia generale, effettuando anche visite a domicilio per assicurare a chi non può spostarsi la massima attenzione e cura. La sua innata curiosità la spinge ad approfondire e studiare argomenti nuovi per poter costantemente accrescere le sue competenze.